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Best new: Detox

Il debutto discografico del beatmaker Diego Faggiani, in arte Detox, arriva quindici anni dopo l’inizio della sua carriera, costellata di collaborazioni importanti. In questa intervista scopriamo i dettagli dell’EP Landing, uscito qualche mese fa e che si muove tra i territori di dubstep e breakbeat. Ne abbiamo approfittato inoltre per saperne di più sulla figura e sul ruolo del beatmaker.

Landing arriva dopo oltre un decennio di attività e collaborazioni. Quali sono stati gli stimoli che ti hanno portato a compiere questo passo?

La necessità di mettermi in discussione e iniziare un percorso strettamente personale è stata una conseguenza dopo un lungo percorso musicale da un po’ di anni a questa parte. Ne avevo bisogno per avere una maggiore identità musicale, è stato un processo molto naturale.

Il tempo passa, eppure in Italia c’è ancora mistero attorno alle figure professionali dell’hip-hop. Ci aiuti a fare chiarezza spiegandoci qualche tratto del ruolo del beatmaker e della cultura del beat in generale?

Il beatmaker fondamentalmente è un fanatico del campione, del loop, ed ha la capacità di cogliere, in pochi secondi di una canzone, una piccola porzione di suono utile per poterci costruire un brano intero. Chi è affascinato da questo approccio non può che diventare automaticamente dipendente del campione. Il risultato che spesso arriva incrociando campioni tagliati per me è e rimarrà sempre una vera e propria magia difficilmente spiegabile a parole.

Tornando al tuo Ep, vorrei chiederti quali sono state le influenze durante la produzione dei cinque brani. In particolare, quali artisti hai ascoltato di più nel periodo di gestazione di Landing?

Faccio fatica a ricordare gli artisti che ascoltavo in quel periodo perché mi piace ascoltare tanti generi musicali, spesso lontani dal genere di mio riferimento. Quello che mi ricordo però è che in quel periodo ascoltavo parecchi live di vecchia data, dagli Squallor a Lee Fields.

Per un beatmaker la collaborazione con altri artisti è all’ordine del giorno. Cosa puoi dirci a riguardo su Landing? Ci sono stati interventi “esterni” e se sì, come sono stati organizzati?

Diciamo che non ho avuto un’organizzazione specifica ma avendo lo studio di registrazione (Menounolab) a Bologna mi capita spesso che passino dei musicisti o cantanti a registrare o provare, dandomi così la possibilità di conoscere nuovi talenti (come è successo con Alo). In questo lavoro però ho fatto affidamento principalmente a due persone a me molto legate: il violoncellista Bruno Briscik e il pianista Alex Trebo, con cui mi son confrontato più volte in alcune fasi di creazione del disco.

La musica elettronica sta sicuramente ritagliandosi, seppure lentamente, un ruolo di primo piano all’interno della scena musicale italiana. C’è però ancora un po’ di pregiudizio e ambiguità nell’approccio a questo genere. Quale pensi possa essere il ruolo di Landing in questo contesto?

Lading ha un ruolo fondamentale per me ma proprio non saprei quale possa essere quello per gli altri. Rimane un punto di vista, poi sarà l’ascoltatore a capire se ci si ritrova o no.

Essendo Landing il tuo primo lavoro da solista, pensi che questa possa essere una sorta di svolta della tua carriera? Quali sono i tuoi progetti per il futuro immediato?

Per quanto riguarda la mia carriera io vorrei solo continuare a fare quello che faccio, magari viaggiando sempre di più e conoscendo sempre più musicisti talentuosi con cui confrontarmi. I miei progetti per il futuro sono di realizzare un album intero, e da settembre mi metterò all’opera. Inoltre ho altri 2 progetti (un rapper e un cantante) a cui mi ci sto dedicando, ma ne parlerò meglio quando il tutto sarà chiuso e definito.

Articolo di Giuseppe Tancredi
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