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Trip to Mondo, esordio dei NONHOSONNO

Il panorama della musica elettronica del nostro Paese è costellato di piccole realtà effervescenti, che spingono per giungere oltre confine ma che vogliono pure conquistare il consenso di un’Italia la cui capitale musicale sembra ancora essere una stanca e logora Sanremo. Certamente c’è la consapevolezza che forse si sta superando il pregiudizio sugli elettronici come musicisti fittizi, o addirittura impostori che spacciano per arte una musica preconfezionata e poi spacchettata, assemblata e ben lucidata. È questo il contesto in cui emerge il progetto NONHOSONNO, duo di musica elettronica costituito da Gianmarco La Bella e Lorenzo Fringuello, che si presenta con un lavoro ambizioso: Trip to Mondo vuole essere infatti un concept album, proposito ancora più audace se consideriamo che si tratta di un album di esordio. I suoni e lo svolgimento intero di Trip to Mondo, infatti, disegnano un viaggio in più tappe alla ricerca di se stessi per un rinnovamento e attraverso il quale si realizza la difficoltà (e l’impossibilità, a tratti) di far coincidere la sostanza e l’apparenza.

Stilisticamente Trip to Mondo deve molto a quell’elettronica ambient inglese (Aphex Twin, Boards of Canada, The Orb) che domina tutte e cinque le tracce dell’album. L’incipit, che è anche la title track, rivela nel proprio incedere ritmico qualche vaga influenza trip-hop, tralasciando però le atmosfere cupe e tenebrose del Bristol sound, mentre la chitarra riverberata e carica di delay di Beluga suggerisce il secondo ascendente importante di questo album, cioè il post rock, quello dei Mogwai e dei loro crescendo. I pattern percussivi completano il quadro costituendo forse la componente elettronica più caratteristica e inconfondibile, citando ritmiche techno (Atlantide) e dubstep (Velo di Maya), insieme alle voci, filtrate e morbide, che, qua e là, suggeriscono il filo tematico che il concept sta dispiegando. C’è da dire anche che certi suoni acquosi qui utilizzati ambientano il viaggio in un mondo marino e sottomarino, tanto da supporre che una probabile e ulteriore grande influenza possa essere stato il capolavoro di Robert Wyatt Rock Bottom.

Un concept album ha bisogno di coerenza sonora continua nonché di numerosi richiami tematici interni e i NONHOSONNO riescono nell’obiettivo da questo punto di vista. Sembra che, però, i due si siano concentrati troppo sul concept, così da trascurare alcuni aspetti formali: in particolare le strutture armoniche si ripetono all’infinito senza mai risolversi, e manca forse un po’ di fantasia nella scelta e nell’articolazione dei suoni che costituiscono il drumming. Considerato il coefficiente di difficoltà del progetto del duo, era comunque molto difficile mettere ogni cosa al suo posto al primo tentativo. Deve sicuramente essere apprezzata, soprattutto in territorio italiano, la volontà di dire qualcosa che vada dichiaratamente oltre la musica in sè e di farlo con la musica elettronica.

Di Amministrazione

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