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Home Festival: L’intervista ad Amedeo Lombardi

L’Home Festival si terrà a Treviso l’1-2-3-4 settembre. Home è un festival enorme con una line up incredibile (The Prodigy, Editors, Ministri, Vinicio Capossela, Eagles of Death Metal, Max Gazzè, Il Teatro degli Orrori, giusto per citarne alcuni), che vi aiuterà a superare al meglio la nostalgia delle vacanze che colpisce tutti con l’arrivo di settembre.

Ho incontrato Amedeo Lombardi per parlare di musica, della line up, dell’organizzazione del festival e del Garden, novità di questa edizione.

Vi ricordo che due di voi hanno la possibilità di diventare nostri redattori per Home Festival, vincendo due abbonamenti e l’accesso al Garden.

Tutte le info le trovate a questo link:

http://urbanweek.it/2016/08/urbanpress-home-festival-urbanweek-lancia-contest-vincere-due-abbonamenti-accesso-al-garden/

Ci racconti le origini del festival?

Il festival è nato dalla volontà ed esigenza di chi mastica musica, di chi ci andava ai festival, nel senso che io in Italia ho avuto la fortuna di fare i primi Arezzo Wave, di fare il Rototom Sunsplash, e poi di iniziare a fare quelli che c’erano in giro per l’Europa, quindi Sziget, Roskilde, e quant’altro, e mi sono sempre detto a un certo punto, ma perché in Italia non si può?

Quindi tutto è nato ed è partito da un sogno, che poi era la mia esigenza di volere avere una location in cui ci potesse essere un melting pot di persone, una location dove ci fosse la musica a fare da comune denominatore a n situazioni, che oltre l’aspetto sociale ci fosse anche l’aspetto culturale.

Siete stati premiati come miglior festival agli Onstage Awards. Qual è il vostro segreto per essere i migliori?

Mettersi nei panni di chi viene al festival, nel senso di non vederla solo da organizzatore, ma capire quelle che sono le esigenze di tutte le persone che arrivano, indistintamente, anche di quelle che non vengono.

Quanto è complesso organizzare in Italia un festival di tale portata?

Considera che noi già stiamo cominciando a lavorare all’edizione del 2017, quindi ci saremo ancora, mi dispiace per chi non vuole, ma ci saremo. È complesso in Italia molto più di tantissimi Paesi, perché quello che assassina in questo momento il settore dell’intrattenimento è la burocrazia, nel senso che non esistono, come poi anche in altri settori, delle leggi chiare che ti dicono questo si può fare, questo no. Quando tu arrivi con un progetto in cui dici, mi piacerebbe che arrivassero persone da ogni parte dell’Europa, mi piacerebbe che ci fossero persone ad ascoltare reading e persone a vedere concerti di qualsiasi tipo di musica, vai a combattere sempre contro le piccole tribù, l’essere settari, contro chi ti dice se c’è rock non ci può essere dance, vai a combattere contro l’amministratore che ti dice no io non mi prendo la responsabilità se c’è il ragazzino che vuol dormire nel campeggio, no io non ti metto a disposizione un treno speciale, perché mi si riempie di ragazzi che hanno appena finito di far festa.

Quello che in tutta Europa è già realtà.  In Gran Bretagna lo Stato aiuta per il 50%, come dato indicativo, chi fa manifestazioni di questo genere, mentre è cultura in Italia solo roba per gli over 60, quindi alla Scala ci va il Presidente del Consiglio, da noi non ci viene. Ban Ki-moon è andato al Tomorrowland, non è andato alla Scala, ricordatevelo!

In base a quali caratteristiche avete scelto gli artisti che calcheranno il vostro palco?

Beh sicuramente dipende dalla disponibilità in primis. Sai, quando cominci a parlare di artisti che fanno tour mondiali e quant’altro, devi riuscire un po’ a intercettarli, ma vogliamo che siano artisti che, se da una parte accontentino il pubblico mainstream, quindi sai quelli di richiamo, dall’altra siano anche artisti che andiamo noi a proporre, le nuove leve. La nostra idea di manifestazione è che tu debba anche scoprire determinate cose, quindi nell’arco della giornata è vero che c’è l’artista famoso che fa quel genere, ma ci sono su tanti altri palchi tante altre situazioni, quindi se da una parte c’è il voler far vedere certi tipi di concerti, dall’altra c’è il voler proporre nuovi tipi di musica e quant’altro. È tutto molto concentrato su un target 18-35, però possono essere scelti anche a seconda dell’atmosfera che tu riesci a creare quella sera.

In questo periodo c’è una specie di polemica sul fatto che le line up, soprattutto quelle dei festival più piccoli, si somigliano molto. A cosa pensi sia dovuto questo fenomeno?

Il problema è che a volte ci facciamo prendere dalla paura della critica; sai, non vuoi esporti, quindi preferisci far esibire degli artisti che sai che fanno un certo tipo di musica, ma l’artista in realtà non si lega alla manifestazione, cosa che noi stiamo provando a fare con alcuni artisti, perché a loro suonare da me, da te, da lui, non importa, l’importante è mettere su date, perché non sono in molti emotivamente sulla manifestazione.

Quindi i promoter devono avere un po’ il coraggio di rompere determinati schemi, perché quello che funzionava durante gli anni ’90 non funziona più ora, perché il mondo è completamente cambiato negli ultimi 5-10 anni. Una volta andavi a Rimini in discoteca, ora le persone che vanno in discoteca vanno a Ibiza o vanno a Berlino. Per cui se loro possono permettersi determinate cose, tu sei qui che annaspi, provando a dire funziona questo prodotto qua, prendo quello, con il risultato che poi fare un concerto e dare l’esclusiva ha un peso, fare l’artista che ormai ha suonato dappertutto ne ha un altro, rischi di sfibrarlo. Non c’è il coraggio dal punto di vista artistico di voler fare una determinata cosa e poi, secondo me, non c’è una progettualità. Quindi prendiamo quello che gira, quello che funziona, lo facciamo fare. Non si dice quest’anno va così, il prossimo anno magari in questo modo e fra cinque in un altro. Se chiedi a qualsiasi promoter italiano tra cinque anni dove sarai, possono stare sul palmo di una mano quelli che riescono a darti una risposta.

Mi parli del Garden, la novità di questa edizione?

Ecco, quello è stato l’investimento più grosso che noi abbiamo fatto quest’anno, nel senso che era da tantissimi anni che ci provavamo, da tantissimi anni che sapevamo di dover dare quel servizio, perché ci mettiamo sempre nei panni di chi magari arriva da lontano e quindi di chi usufruisce del festival. Sicuramente l’importanza è il nome di richiamo che fa arrivare le persone, ma una volta che sono arrivate dobbiamo pensare ai loro bisogni e quindi finalmente siamo riusciti ad ottenere un camping in cui le persone potranno stare cinque giorni. Un’altra evoluzione di Home, un altro passo in avanti, oltre a cominciare ad avere un cast internazionale, ad avere delle esclusive dei concerti, iniziamo ad avere anche dei servizi.

In Italia quello che è sbagliato è il concetto di festival, noi chiamiamo festival anche Sanremo, quando è una trasmissione televisiva, ora tutto quello che era sagra, che era festa di paese è diventata festival; in Italia si pensa che il festival è mettere più persone su un palco, mentre festival ripeto è un’esperienza di vita, che quando finisce tu devi tornare a casa arricchito, anche in modo negativo, magari c’è una roba che non mi piace più, non la farò mai più, ma le persone devono vivere un’esperienza e il camping è far vivere un’esperienza a queste persone. Quindi quello che ti dicevo prima, far sì che socializzino, far sì che vivano un’esperienza ormai diventata h 24, perché ora saremo costretti a far vivere la manifestazione 24 ore su 24. Inizia a essere quasi una manifestazione completa, dico quasi perché possiamo sempre migliorare e dobbiamo sempre migliorare.

Un festival è anche l’occasione per scoprire nuovi luoghi. Cosa c’è da visitare nella zona del festival?

Vicinissimo al festival c’è una bellissima città che è una bomboniera e che si chiama Treviso, che è stata una città che ha dato e che dà ancora tantissimo in Italia. Una città che si trova tra il mare e le montagne, famosa ormai al mondo per il prosecco e per i prodotti culinari. Ma è una città che si trova vicinissimo Venezia e che ha dato allo sport tantissimo, perché pallavolo e rugby sono di casa qua, ed è una piccola città che poggia quasi tutta sul fiume, una città storica come sono le piccole città in Italia ed io veramente invito davvero chiunque a venirla a visitare. Poi ci sono due aeroporti vicino, una stazione ben servita. A trenta minuti, che in una grande città sono 4 fermate di metropolitana, abbiamo Venezia che non credo abbia bisogno di presentazioni. A Treviso invito chiunque a venire a scoprire le sue piccole osterie, andare a vedere i musei che sono in città, i vari monumenti. Insomma l’ho definita una bomboniera, ma veramente è un bijou, una città piccola e carina.

Qual è stata l’esibizione più emozionante nella storia del festival?

Secondo me dici o secondo le persone? Secondo me l’arte, e quindi anche la musica, deve emozionare, magari a te emoziona il metal più estremo, mentre a me la canzone che fa rima amore e cuore, però l’importante, e quella deve essere la capacità di un artista, è emozionare. Sicuramente a me ha emozionato la prima volta che abbiamo chiamato per primi in Italia e abbiamo dato un riconoscimento a Michelangelo Pistoletto. Michelangelo Pistoletto è quasi un nome sconosciuto, ma in questo momento è l’artista vivente più famoso al mondo, è quello che ha fatto la Mela Rigenerata in diretta in eurovisione, che  al momento si trova davanti alla stazione centrale di Milano. Michelangelo è un uomo di 84 anni, se non vado errato, e vive a Biella, e di più è una persona che nessuno conosceva e noi ad un certo punto, siccome ci tenevamo che lui partecipasse, perché stiamo provando a far capire quelle che sono le eccellenze dell’Italia, l’abbiamo messo sul palco dopo il concerto dei Ministri. Quindi c’era la carica energetica come finito un concerto, poi i Ministri che sai meglio di me che sono un gruppo molto forte, molto energetico, ed è salito questo signore di 86 anni e che ha parlato a migliaia di persone del suo progetto artistico e di come si potrebbe cambiare il mondo. Sono rimasto scioccato, come dire allora si può. Se le cose si fanno si può pensare di cambiarlo e di migliorarlo il mondo. Penso a tutte le persone che lavorano al festival, che fanno sacrifici senza dormire per ore, problemi un po’ come in tutte le aziende, se vogliamo, però abbiamo sposato la filosofia del fare e non quella del lamentarsi. Vogliamo un mondo migliore. Iniziamo ad attivarci per renderlo migliore. In quel momento ho capito che stiamo andando nella direzione giusta. L’altro giorno sono andato a vedere il foglio delle prenotazioni ed ho visto gente che sta prenotando dalla Polonia, dalla Croazia, dall’Inghilterra, dalla Spagna ed ho capito che ci stiamo riuscendo. Quindi è là che ti emozioni, poi ogni volta che vedo qualcuno “imbambolato” a vedere la performance dell’artista di strada, piuttosto che il mega concerto, ecco il sorriso. Quello è il motivo per cui oggi siamo qua a parlare, perché capisci che ancora gli stai facendo vivere un’emozione, gli stai facendo vivere quell’esperienza.

Vuoi aggiungere qualcosa alla nostra intervista?

Vi aspetto tutti a casa, come fosse la casa di tutti, quindi come quando si entra in tutte le case, mettetevi comodi e benvenuti.

Ecco il link per acquistare i biglietti:

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