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L’intervista: Santino Cardamone

Ho incontrato Santino Cardamone dopo il suo live sul palco del Primo Maggio a Roma. E’ rimasto il solito ragazzo di sempre, di quando suonava nei localini della sua provincia, tra serate goliardiche a bere vino e cantare d’amore.
In questa intervista per UrbanWeek, Santino ci ha raccontato delle storie interessanti.
Buona lettura !

Santino, cosa significa salire su un palco e proporre i tuoi pezzi dopo l’esperienza come chitarrista in varie formazioni ?

La mia musica, che spazia dal folk al cantautorato, rappresenta la gente come me, genuina e umile. Questo lo devo alla mia terra, la mia Calabria e in particolare a Petilia Policastro, il mio paese. Penso che tutti noi calabresi abbiamo una marcia in più, che è quella di non avere nulla di facile nella vita. Per raggiungere il mio capoluogo di provincia(Crotone), ad esempio, impiego un’ora dal mio paese, Catanzaro è a due ore di strada, quasi tutta piena di curve. Se hai un sogno da ragazzino, che sia il musicista, il calciatore, il ballerino,etc… giù al sud è più dura, anche per quanto riguarda le strade, perchè raggiungere una città per un provino o un concerto significa affrontare “un viaggio della speranza”.
Avendo vissuto gran parte della mia vita in ambienti del genere, qualcuno potrebbe dire che è una cosa negativa, ma io la considero come una marcia in più.
Essere calabrese mi ha aiutato a diventare più forte, a cominciare da queste piccole cose.

Il mondo del web quanto ha aiutato oggi gli artisti ad emergere?

Tantissimo. Si sa che città come Milano, Roma o Bologna rappresentano il top se in Italia vuoi fare girare la tua musica e i tuoi dischi tra le case discografiche. Parecchie cose però sono cambiate; non esiste che ora vai in giro col tuo disco in mano a bussare alle porte di major ed etichette più piccole. Se non hai una produzione costosissima alle spalle o un ufficio stampa di alti livelli, devi fare tutto con le tue mani, quindi saperti promuovere per bene sul web e arrivare il più possibile a diversi canali.

Cosa ha rappresentato per te l’esperienza sul palco dell’1 maggio a Roma?

La mia esibizione al Primo maggio di Roma non me l’ aspettavo per nulla, prima lo guardavo in televisione e non l’ho mai vissuto nemmeno da spettatore in piazza. Diciamo che è stata una chiamata all’ultimo, evidentemente c’era qualcuno all’alto dei vertici dell’organizzazione che ha creduto nella mia musica. Sicuramente è stata un’esperienza positivissima e che rifarei anche domattina, partendo da Bologna(la città dove vivo) a piedi.

Dal primo disco cosa è cambiato?

Il primo disco del 2010, è un EP autoprodotto, un lavoro molto casalingo e non mi ha soddisfatto particolarmente. E’ stato però un ottimo trampolino di lancio e in seguito con “Uomini Ribelli” (2013), ho iniziato a prendere consapevolezza nelle storie che avevo da raccontare e quindi nella mia musica. Con “Uomini ribelli” è cambiato tanto, ho sempre cercato di affinare le mie qualità e ho trovato il mio mondo, anche perchè non avevo proprio le idee chiare su cosa sarebbe potuto succedere dopo, soprattutto da un punto di vista del sound e degli arrangiamenti.
In “Uomini ribelli” si sente molto di più il folk e il cantautorato e spero di migliorarmi nel prossimo disco a cui sto iniziando a lavorare.

Come nasce la collaborazione con i tuoi musicisti ?

Guarda, è nata quasi per gioco la collaborazione con i miei musicisti, nel senso che Bologna è una città che ti permette di fare musica per strada e ti fa incontrare un sacco di gente valida, magari davanti a un bicchiere di vino o durante una serata in cui si fa parecchia baldoria. Il percussionista è partito dalla Sicilia proprio perchè credeva nel mio progetto. Poi lui mi ha presentato Ivan il violinista e abbiamo creato il progetto “Santino Cardamone”. Con loro c’è un ottima sinergia, anche considerando il fatto che la mia è una musica particolare e per suonare con me ci vuole fegato, sono un matto buono, molto genuino, non mi piacciono tantissimo le cose impostate.

Che strumentazione usi ?

Ho una Cort acustica da anni che mi si era rotta e ho fatto riparare. Non mi andava di cambiarla, mi ha portato fortuna. Sono molto scaramantico !

Cosa hai in mente per il tour nuovo?

Ci sono parecchie date in programma, ma a dire il vero ci stiamo dedicando principalmente alla preproduzione del nuovo disco, in cui ci saranno collaborazioni importanti, ma non posso svelare altro. Ci saranno delle sorprese !

Petilia come ha risposto al tuo sogno e al tuo successo ?

Il mio paese ha reagito benissimo e ha contributo in parte alla realizzazione del mio sogno, grazie al calore della gente. L’esibizione a Roma è stata molto seguita, più della mia partecipazione a XFactor, forse perchè è più il mio mondo quel palco lì. A Roma ho avuto dietro le quinte attestati di stima da parte dei Modena City Ramblers, a cui ho già aperto i concerti, e dalla BandaBardò. Questo è un grande onore per me. E poi c’è Skin che mi ha riconosciuto subito, dopo l’esperienza a XFactor, e finalmente siamo riusciti a bere quel drink insieme che ci eravamo promessi durante le audizioni(ride n.d.r.).
Ci tengo a dire che Skin è una persona umilissima, molto umana e mi ha rinnovato i suoi complimenti. Questo per me è forza per andare avanti e continuare a realizzare il mio sogno.

Dove ti vedremo in giro prossimamente?

Sulla mia pagina Facebook potete trovare le date che sono in continuo aggiornamento. Vi aspetto in tanti, nei miei live si balla, si canta, si suda parecchio, sperando che torniate a casa con un’emozione nuova e buona dentro.
A cura di Francesco Coriale

Di Redazione Urbanweek

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