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Il Concerto: Verdena a Catania

Il 17 novembre l’Hangar 22 di Catania ha ospitato il live dei Verdena, dopo un improvviso cambio di location.

Riuscire a suonare 3 volte nella stessa città, soprattutto nella difficile Catania, nel giro di pochi mesi ed avere sempre un enorme riscontro di pubblico, è un’impresa non facile, a meno che non si tratti del gruppo in questione. Considerato che non solo sono riuscita a seguire tutti e tre i live siciliani, ma anche a vederli al Siren Fest di Vasto, la mia curiosità di scoprire che tipo di cambiamenti avessero fatto in scaletta, dopo l’uscita del secondo volume di Endkadenz, era enorme.

Sembra che la forte differenza di sonorità tra i due volumi dell’ultimo lavoro della band sia stata una semplice casualità, ma indubbiamente l’ultima uscita faceva presagire un live altamente strumentale e molto più noise e psichedelico dei precedenti.

Anche la scelta dell’artista in apertura sembrava dar conferma alle mie idee. Infatti ad aprire lo spettacolo ci ha pensato quell’immenso musicista di Adriano Viterbini, chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion, che ha presentato qualche brano del suo nuovo progetto solista, Film O Sound. Il suo live è stato un vero e proprio viaggio nella musica, attraversando blues, rock, sonorità tribali. Siamo passati dalla Cuba di Chan Chan al romanticismo di Blue Moon, ma poi i ritmi sono tornati ad alzarsi ed i riff ossessivi ad alternarsi a quelli tribali.

Viterbini ci saluta ringraziando i Verdena per avergli permesso di arrivare a noi, ma ricomparirà ad accompagnare la band per un brano, ricevendo i complimenti di Alberto per la sua bravura: “Mai questo brano aveva suonato così”.

I Verdena salgono sul palco accompagnati dalle note di Cannibale. La folla esplode.

Il live si è dimostrato proprio come me l’aspettavo. Tolti i colori più pop del vol. 1, questo live è stato molto più strumentale e ci ha regalato molti brani del passato che non sentiamo tanto spesso dal vivo. Un live più cupo, quindi, ma immenso nei suoni e nelle emozioni. Un live per intenditori, per coloro che sanno apprezzare la vena più sperimentale della band, insomma.

Nuova Luce Canos anticipano l’irruenta dolcezza di Dymo. Come vi dicevo è un live in cui soffermarsi ad apprezzare le lunghe pause strumentali, che si incastravano alla perfezione tra un brano e un altro. Come vi dicevo l’apoteosi si è raggiunta con l’ingresso di Viterbini sul palco, trasformatosi in una vera e propria jam session.

C’è stato anche molto del passato della band in questo live: ad accompagnare i nuovi pezzi sono stati scelti brani come Nova Muori Delay che hanno fatto letteralmente impazzire i fan. A separarli Colle Immane. 

L’esibizione si alleggerisce un po’ con Puzzle, indubbiamente il brano più amato di Endkadenz vol 1. Sul finale ho la gioia di sentire dal vivo uno dei brani a mio avviso più intriganti, a livello compositivo, di Endkadenz, Un blu sincero. Questo brano piace per il suo mix di generi, un azzardo, che live premia la vena sperimentale di Alberto ancora più che su disco. Poi la violentissima Caleido porta la band al congedo prima dei bis.

Vi aspettate brani come Valvonauta, Scegli me, Viba per i bis? No, assolutamente, non sarebbero stati in linea con lo spettacolo di stasera! I quattro brani scelti per il saluto finale sono stati: Mina, Ultranoia, Un po’ esageri e…Waltz del Bounty. 

Concerto rischioso, ma premiato con l’applauso del pubblico, che a questo punto li aspetta di nuovo in città per battere ogni record di successo.

Che Catania ami i Verdena è ormai una certezza.

Egle Taccia

 

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