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La recensione: Afterhours: il ritorno! Folfiri o Folfox

Esce a 4 anni di distanza dal precedente Padania e a 2 dalla riedizione di un capolavoro come Hai paura del Buio? il nuovo doppio lavoro degli Afterhours: Folfiri o Folifox.

Si vede che la vena creativa era tanta e che Manuel & Co. avevano tanto da dire (doppia era anche la riedizione di Hai Paura del Buio? con il secondo cd realizzato con artisti del calibro di Marta sui Tubi, I Ministri, Nick Cester e tanti altri).

Un ascolto lungo e importante che richiede calma e tranquillità, unitamente alla curiosità insita nel sentire i suoni che la nuova formazione avrà dato.

Le premesse del disco, da quello che ho potuto capire leggendo qua e là e seguendo alcuni loro live radiofonici, hanno aumentato la mia curiosità per questo nuovo lavoro. Le aspettative non ci sono e non ci devono essere quando si parla di Afterhours.

Li ascolto dall’inizio, da quando cantavano in inglese, quindi sono tra quelli che attendevano curiosamente la nuova avventura musicale del gruppo milanese, che si lega per tempistiche e congiunzioni astrali alla partecipazione televisiva che attende Manuel a X Factor: non giudico a priori nè questa scelta né il disco.

Hanno sempre sorpreso, lo faranno anche questa volta? Spiazzeranno chi sostiene che si sono “venduti” al mainstream? Soddisferanno il loro pubblico? Faranno avvicinare i curiosi?

Credo molto a questa ultima possibilità quando premo play per ascoltare i 2 cd che compongono Folfiri o Folfox.

Non prendo appunti, non annoto niente, mi sono detto prenditi del tempo e ascoltalo tutto di filato e così ho fatto, e così l’ho ascoltato in auto nel traffico milanese, visto che dicono che l’ascolto in auto sia il miglior modo per valutare un disco.

Rabbia, disillusione, consapevolezza, energia e lotta ai luoghi comuni, come la disperazione che spinge le persone ad avvicinarsi a Dio quando viene travolta dalle tragedie; queste le emozioni che mi arrivano al primo ascolto.

La netta sensazione è quella che il messaggio sia che bisogna lasciar vivere dentro di sè il dolore per poterlo accettare, accoglierlo in noi e imparare ad aprire gli occhi, il cuore, lo scrigno delle emozioni, tralasciando razionalità, gabbie e regole.

Parole mirate, frasi che gridano il dolore ed esprimono la rabbia molto chiaramente.

Inchiodato, incuriosito, avido di emozioni, aspetto che le 18 tracce finiscano per respirare con più calma, ma è un’altalena, una sinusoide di ritmo: si rallenta, poi si accelera di nuovo. Ci si mette a pensare, ad ascoltare.

Apre il disco Grande, una ballad in pieno stile Afterhours, una canzone forte e pregna di emozioni: il dolore non era la destinazione vera … Noi non moriamo più, non moriremo mai sembra la liberazione da un grande dolore.

Il mio popolo si fa è una fotografia senza filtri di una parte della nostra società, in cui emergono delusione e disillusione. La descrizione di una libertà illusoria, perchè in realtà dopata. Graffianti le chitarre, rabbioso il violino, incalzanti la batteria e il basso .

L’odore della giacca di mio padre: struggente, emozionante, con Manuel piano e voce e i graffi musicali, che come raggi di luce illuminano le parole.

Non voglio ritrovare il tuo nome ha la stessa carica emotiva di Ossigeno o della più recente Non è per Sempre, il testo è un colpo all’anima, il crescendo musicale con cui gli After (mi permetto un termine amichevole) sostengono e spingono un testo, è consapevolezza.

Ti cambia il sapore è la coscienza di quello che sta accadendo, quando il corpo e la mente sono sotto chemioterapia.

San Miguel e Cetuximab sono un secchio di acqua ghiacciata in faccia mentre dormi, che ti apre gli occhi sulla realtà.

Qualche tipo di grandezza sembra una ricerca di risposte e spiegazioni a situazioni che risposte in realtà non ne hanno.

L’ultima canzone del primo cd, un’altra ballad, Lasciati ingannare è linea di congiunzione ideale con Grande.

Il 2° cd si apre con Oggi, il dialogo tra 2 persone in cui una cerca di rassicurare l’altra. Subito dopo arriva la canzone che dà il titolo al disco, Folfiri o Folfox, psichedelica fotografia della sanità moderna.

Fa male solo la prima volta è un rock noise, con i suoni incalzanti, che riporta alta l’attenzione e la tensione per poi rallentare nuovamente con Noi non faremo niente, ove la consapevolezza dell’impotenza davanti a situazioni più grandi di noiprendono il sopravvento.

Nè Pani Nè Pesci è, insieme a Non voglio ritrovare il tuo nome, il brano più immediato di questo disco, in cui emerge la rassegnazione di un miracolo che non avverrà mai e che porta dritto fino a Ophryx il terzo brano musicale del disco, con il suono di violino di Rodrigo che è protagonista. Si torna al grido di rabbia …verso il post punk?

Chiudono il disco Il Trucco non c’è, pezzo semplice in cui il testo svolge la parte principale con macchie di musica fatta di violini pizzicati e strofinati e si arriva a Se io fossi il giudice, che alla luce della partecipazione di Manuel a X Factor sembra un’anticipazione, ma in realtà è tutt’altro… una canzone corale, degna conclusione di questo ennesimo viaggio musicale in cui gli Afterhours ci accompagnano.

Un album da ascoltare attentamente, pieno di contenuti, di messaggi, un grande utilizzo delle parole attente, precise, mirate, che suscitano molte emozioni, senza inni generazionali che qualcuno vorrebbe trovarci e sicuramente meno immediato rispetto ai precedenti.

Ma è un album pregno del vissuto di Manuel e che coloro che hanno vissuto lo stesso percorso capiranno dopo qualche ascolto.

Sarà curioso vederli dal vivo per capire quali pezzi tra i 18 di Folfiri o Folfox presenteranno, ma il 14 luglio si avvicina.

 

  • Tracklist

DISCO 1:

  1. Grande
  2. Il mio popolo si fa
  3. L’odore della giacca di mio padre
  4. Non voglio ritrovare il tuo nome
  5. Ti cambia il sapore
  6. San Miguel
  7. Qualche tipo di grandezza
  8. Cetuximab
  9. Lasciati ingannare (una volta ancora)

DISCO 2:

  1. Oggi
  2. Folfiri o Folfox
  3. Fa male solo la prima volta
  4. Noi non faremo niente
  5. Né pani né pesci
  6. Ophryx
  7. Fra i non viventi vivremo noi
  8. Il trucco non c’è
  9. Se io fossi il giudice

Valerio Vergani

 

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