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Klondike è il nuovo album de La Notte delle Streghe

Redazione Urban

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“Klondike”, il nuovo disco solista del cantautore bolognese Marco Degli Esposti, in arte “La Notte delle Streghe”

Già membro del progetto “Cranchi”, “The Great Northern x” e “Art of Wind”, Marco Degli Esposti, con le otto tracce di “Klondike” vuole raccontare il nostro tempo fatto di felicità e sconfitte nel mondo del precariato.
Il disco, prodotto e registrato da Stefano Bortoli presso la Falegnameria Studio di Pegognaga (MN), vede la partecipazione anche di Elena Pagliani (basso), Diego Mantovani (batteria) e Antonette Goroch (Voce).
Come il precedente EP Storie di Via Togliatti, questo lavoro, pone al centro del suo discorso la canzone con le sue parole: proprio per questo la musica risulta scarna. Quello de La Notte delle Streghe è un cantautorato minimale di grande impatto, la cui forza risiede nei testi, scritti da Marco intorno a temi personali e importanti.
In ogni parola si legge la voglia di scavare a fondo nel nostro tempo e nei sentimenti che lo animano. La ricerca dell’oro di Klondike è proprio una metafora per raccontare la fuga dal posto fisso, la ricerca di qualcosa che non si conosce per cui vale sempre la pena mollare tutto e ricominciare ogni volta da zero. Il precariato, la voglia di ignoto, ma anche di tornare a casa sono temi portanti di un album dai toni esistenziali.
Si parla dell’amore per la propria terra e la costrizione a lasciarla, dei raffronti generazionali tra figli e genitori, l’immensità dell’universo, nel suo vuoto cosmico, l’annullamento del pensiero, toccando anche la paura di invecchiare e della solitudine.
Marco Degli Esposti nel 2015 con l’uscita del primo EP “Storie di via Togliatti” inizia a portare in giro per l’Italia un pugno di canzoni che parlano di diritti umani e di prostituzione, di libertà e d’amore, di guerra e di pace, ambientate e raccontate fra le strade della periferia ovest di Bologna.
La scrittura viene messa al centro della canzone, la musica è scarna, minimale. Le influenze principali sono i grandi dei 90, dai God Machine agli Slint, dai Giant Sand ai Red House Painters.
Alla produzione del disco ha collaborato Stefano Bortoli, in fase di registrazione e arrangiamento prima, in fase live poi, suonando chitarre elettriche e sintetizzatori.
Anche se la maggior parte dei live sono solo voce e chitarra acustica 12 corde in più occasioni sì è suonato in formazione a 4 elementi con chitarre elettriche, basso e batteria.
Nell’autunno del 2017 iniziano le registrazioni di “Klondike”, il nuovo lavoro che vedrà la luce nell’autunno di quest’anno, a ottobre 2018.Nel disco hanno suonato oltre a Marco e Stefano, anche Elena Pagliani (basso) Diego Mantovani (batteria) e Antonette Goroch (Voce).
La corsa all’oro del Klondike è una metafora per raccontare il nostro tempo, fatto di felicità e sconfitte nel mondo del precariato, è la fuga dal posto fisso, è la ricerca di qualcosa che non si conosce, per cui vale sempre la pena mollare tutto e ricominciare ogni volta da zero.
Sebbene Marco continuerà a suonare per tutta l’estate in versione solo, con chitarra e voce, il disco verrà portato in giro dopo l’uscita in formazione elettrica con l’intera band.
Marco Degli Esposti fra il 2007 e il 2015 ha pubblicato 5 album con the Great Northern x e Art of Wind.
 
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