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Il concerto: Cesare Cremonini a Milano

Tenere un concerto il giorno dopo gli attentati di Parigi, è l’esperienza che ogni artista non vorrebbe mai fare.

Occorre destreggiarsi tra orrore, rabbia ed emozione, durante un live in cui la gente si aspetta qualcosa di più da chi ha la responsabilità di tenere un palco. Quello che Cesare Cremonini è riuscito a realizzare a Milano è qualcosa di più di un concerto, è emozionare il suo pubblico.

Ve lo racconteremo attraverso le parole di Andrea Bruno Diodato:

Una festa diversa

14/11/15, Milano, Forum di Assago.

Va in scena un grande della musica italiana, Cesare Cremonini. Un grande concerto per un grande artista, una grande festa, rabbuiata dagli avvenimenti degli attentati di Parigi, ed è proprio da lì che si vuol ripartire, da quel concerto macchiato di sangue di comuni persone che, come altre, sono andate a divertirsi e ad ascoltare la loro musica preferita. Da qui parte il concerto di Cesare Cremonini, che 4 ore prima del live aveva informato tutti gli spettatori che il concerto si sarebbe ugualmente tenuto, perché quella è l’unica maniera di far tornare in vita quelle persone che con la musica si sono spente.

Ecco che così, alle 21.10 inizia il concerto, spente le luci si alza il grido di ovazione del pubblico, il riff di chitarra e si parte con Lost in the week-end l’ultimo singolo che in questo periodo ci accompagna ogni giorno in radio, seguito subito da Dicono di me e dla stupenda “padre madre” dove si lascia andare anche a qualche lacrima intravista dai maxi schermi posti sul palco. Lui intrattenitore e grande cantautore dimostra tutta la sua passione ma soprattutto l’amore che ha per la sua professione agitandosi, ballando e coinvolgendo il pubblico di Milano che risponde subito e in maniera calorosa. Si continua con molti singoli, “La nuova stella di Broadway”, “Mondo”, per arrivare ad un ri-arrangiamento di “Figlio di un re”, cambiando al momento le parole in modo che la stessa abbia un significato contro ogni tipo di guerra, soprattutto con la bellissima frase “CHE TU SIA DOLCE O GABBANA, CHE TU SIA FIGLIO DI UNA GUERRA SANTA, CHE è SEMPRE SBAGLIATA” , che raggiunge il cuore di tutti i presenti, ed è proprio in quel momento che il palco si trasforma in una gigantesca bandiera francese, il pubblico si alza tutto in piedi per una lunghissima standing ovation che dura quasi cinque minuti, cesare Cremonini che suonata l’ultima nota si alza in piedi e visibilmente commosso si piega su se stesso e con voce commossa ringrazia il pubblico. Si continua con un medley swing-jazz andando in dietro con gli anni, gli album ed i ricordi, ricordi che vengono raccontati al pubblico anche con la partecipazione di Ballo, storico componente degli allora Lunapop e poi bassista negli anni con Cremonini, fino ad arrivare alle ultime quattro canzoni, con una divertentissima “Una come te”, dove viene chiesto prima al pubblico maschile e poi a quello femminile di far sentire il famoso “UOOO UOOO”. Tornando ancora in dietro negli anni viene sfoggiata una canzone magnifica, che non veniva suonata da circa dieci anni in concerto, “Maggese” subito seguita dalla canzone piu celebre di cremonini, quella che tutti conoscono, quella che tutti cantano e ballano, quella che fa divertire, quella con cui si è fatto conoscere all’italia intera circa venti anni fa, “50 special”, il pubblico in visibilio che canta e balla e rende il clima e la festa ancora piu bella e gioiosa. Dopo la “finta” chiusura la band esce nuovamente sfoggiando la canzone di chiusura, una canzone bellissima che ha un significato magnigico, “Un giorno migliore”, il cui titolo la fa da padrone ed il testo sa emozionare tanto da far scendere le lacrime a molte persone. Ed eccoci qua, la chiusura del concerto è servita, una festa in tutti i sensi, che ha saputo cogliere ogni tipo di emozione, dal ricordo di persone scomparse al ballo ed al divertimento che le hanno riportate qui, sulla terra con tutti noi. Si accendono le luci del Forum, il ringraziamento di cremonini e tutti quanti che lasciano il palasport intonando instancabilmente ancora le canzoni non stanchi delle piu di due ore e un quarto di concerto.
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