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#‎unomaggiotaranto‬: il Live Report della giornata

Da dove cominciare? Sembra una domanda sciocca e scontata, ma è la prima cosa che si pensa quando si scrive un articolo come questo. Ci sarebbe infatti tanto da dire e/o far vedere per raccontare questo grandioso evento, ma andiamo con ordine.

Arrivati la mattina prestissimo, già era presente un po’ di gente al Parco Archeologico, in quanto si stava tenendo un dibattito che verteva sui temi principali del documento politico della manifestazione: si parlava di ingiustizia (il tema di quest’anno era difatti: “Legalità; quale giustizia?”) e di chi non solo ha perso i propri cari a causa dei reati ambientali e dell’illegalità, ma è anche stato abbandonato dallo Stato.

Alle Mura Greche, ovviamente, c’era anche chi portava a spasso il proprio cane, chi faceva un giro in bici e chi, aspettando il concerto aveva deciso semplicemente di sdraiarsi a terra e godersi il caldo sole pugliese che questo primo giorno di maggio stava regalando a tutti i presenti.

Arrivano le 14:00 e si comincia. Ad aprire il concerto è l’ultimo video di Una che si chiama Sotto il cielo dell’Ilva: bel pezzo e grande video che racchiude, già solo nel titolo, lo spirito di questa giornata.

Subito dopo, è la volta di artisti emergenti che sono stati scelti da giurie di esperti attraverso audizioni in Puglia e Campania nell’ambito del progetto #destinazioneunomaggio.

Conclusasi questa prima parte, cominciano a salire sul palco i primi big: il primo è Davide Berardi con Questa è la mia terra. Subito dopo, l’Officina Zoe fa quello che le riesce meglio: far ballare e cantare con le proprie rivisitazioni salentine il pubblico, scatenando l’intero parco.

Tra un’artista e l’altro, va ricordato che vengono raccontati i mali più profondi dell’Italia, di cui troppo spesso nessuno parla: tante sono le testimonianze e tanti gli ospiti chiamati in causa.

Proseguendo con la carrellata di artisti, Brunori Sas è accolto con grande entusiasmo dal pubblico: si formano addirittura trenini durante Mambo Reazionario (io stesso ne ho fatto parte). Anche Diodato è apprezzato, così come i Velvet che, a distanza di anni, è piacevole riascoltare e rivalutare vedendo la loro esibizione e come il pubblico canti le loro canzoni.

Nel frattempo il Parco Archeologico delle Mura Greche è sempre più colmo di gente (la passata edizione aveva registrato più di 100mila presenze, quest’anno si arrivano a toccare i 200mila spettatori!): ci si appresta infatti ad entrare nel clou del concerto.

Francesco Baccini e Bud Spencer Blues Explosion sono l’ennesima scarica di adrenalina per il pubblico tarantino che rischia di rimanere senza fiato con la successiva salita sul palco: Alessandro Mannarino. Bagno di folla per l’artista romano che esordisce con Scendi giù, prosegue tra le altre con Tevere Grand Hotel e conclude con Me so ‘mbriacato, sotto invito implicito di Andrea Rivera (presentatore della giornata assieme a Valentina Correani, Mietta e Valentina Petrini) che chiede: ”Sei diventato astemio Alessà?”.

A calmare gli animi della gente (si registra appunto qualche piccolo incidente causato da una transenna caduta a causa dell’eccessiva foga durante le esibizioni degli ultimi artisti citati) ci pensa l’intervento di Marco Travaglio, invitato per raccontare ai presenti la famosa purtroppo vicenda dell’Ilva.

Finito l’intervento del direttore del Fatto Quotidiano, è l’ora dei Subsonica. Invocata a gran voce, la band torinese non delude le aspettative con una grande esibizione, che è il giusto mix tra passato e presente: tra i pezzi suonati ricordiamo Liberi Tutti, Up Patriots to Arms e Lazzaro.

I Marlene Kuntz, dopo, sono autori di una performance degna di applausi mettendo rabbia e potenza nel loro già forte progressive rock.

Successivamente, è il momento atteso da tanti sin dalla mattina: quello di Caparezza. L’artista pugliese va in scena con la solita spettacolarità che contraddistingue le sue canzoni ed i suoi live: arte, teatro, videogiochi, satira, c’è di tutto nella sua esibizione. Quasi ovvio l’epilogo della performance: Vieni a ballare in Puglia fa impazzire letteralemente il parco archeologico.

Tanti applausi vanno poi fatti anche ad Aretuska e a Roy Paci che, oltre a far ballare ancora e ancora il pubblico, ha avuto il merito in veste di direttore artistico (in collaborazione con Michele Riondino), di tirare su uno spettacolo mostruoso senza godere di contributi pubblici di istituzioni, partiti politici o multinazionali.

Hanno infine chiuso il concerto il Management del Dolore Post-Operatorio e Fido Guido: avranno sicuramente fatto la loro parte, ma non mi è possibile raccontarvela dato che s’era fatta una certa e stavo già per perdere il bus che mi avrebbe riportato in Sicilia.

In definitiva, il Primo Maggio di Taranto è un evento grandioso, che sta crescendo anno dopo anno: io ve la consiglio come meta in quanto lo spettacolo è gratuito (tutto è costruito grazie alle donazioni, alla generosità di coloro che percepiscono l’importanza di una tale manifestazione), si viene a a conoscenza di tanti fatti e storie che ci vengono nascoste dai media ed inoltre si aiuta il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il gruppo di operai e cittadini formatosi a seguito del sequestro degli impianti inquinanti dell’Ilva nel 2012 e che da tre anni a questa parte ci regala una manifestazione del genere sicuramente con tanto sacrificio.

Dunque, non c’è nient’altro da aggiungere, ci vediamo l’anno prossimo!

Edward Agrippino Margarone
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